PLUME

Introduzione a PLUME di AkaB


Nel mondo dell'editoria, ed intendo nella grande sfera che riunisce gli atlanti, agli harmony, ai grandi best seller da vendere a bancali, i prodotti che sono sempre stati difficili da piazzare sono i fumetti e le raccolte di racconti brevi. Da questo si desume che una raccolta di racconti brevi a fumetti sia la quinta essenza del coraggio nel mondo editoriale. E quello che avete tra le mani in questo istante è esattamente la quinta essenza del coraggio nel mondo editoriale. Nella fattispecie il coraggio è doppio, poiché le storie sono firmate da quella testa calda di AkaB.
L'ho conosciuto non ricordo nemmeno quanto tempo fa. Ricordo però che era vestito di nero. E che parlava. Praticamente le condizioni in cui l'ho sempre trovato ogni volta che da quel giorno in poi ho avuto il piacere di imbattermici - sogno un AkaB vestito di giallo, intento a fissare in silenzio l'orizzonte.
Amarcord a parte, in questo Plume, tutt'altro che lieve, vediamo scorrere episodi brevi e brevissimi, tutti contraddistinti dallo stesso tono dimesso e dalla medesima, rancorosa ironia che in fondo alle pagine arriva sempre a sfidare a muso duro il lettore con un ghigno disturbante. Di pagina in pagina, si dipana un arcobaleno monocromatico fatto di colori fangosi. Le storie non tacciono rivelazioni oscure sulla coscienza dei protagonisti e in generale su quella dell'essere umano disegnato quasi sempre come uno sgorbio spigoloso e tormentato. Una spanna sopra penso sia la storia Alfredino Vermicino, episodio monumentale di antifumetto in cui tempo e passioni sono scandite minimalmente dal battito vivido del bianco sul nero.
Come potete vedere dalla copertina, le storie di AkaB sono raccolte sotto l'ala tutelare di una splendida cornacchia. Questo mi dà da pensare. Anche se l'albo a fumetti di cui state per intraprendere la lettura è l'Opera Omnia nel campo dell'istantaneo del nostro, io mi trovo tentato a ribattezzarla Grande Opera, come se fosse una sorta di riassunto alchemico di tutti i suoi lavori a corto e medio raggio. Non a caso in copertina c'è quel nerissimo corvo, simbolo della nigredo, primo stadio nella ricerca dello studioso pre-rinascimentale verso il divino splendore dell'oro alchemico.
Se è vero che ogni bestemmia è una preghiera, la preghiera di un uomo disperato che invoca l'aiuto di dio che non sopraggiunge mai, allora ognuna di queste storie, storie di odio, orrore, malessere, sono, viste in controluce, storie di profondo amore. Così come non c'è preghiera più sonora della bestemmia, non c'è via migliore di celebrare l'amore se non mostrando le bassezze e l'atarassia dell'uomo moderno, e allo stesso modo non c'è modo preferibile di celebrare la vita se non celebrando la morte.
Ci sono scienziati che hanno avuto l'ardire di paragonare il cuore, il cuore umano, la gemma della vita, ad un motore e l'apparato, il corpo dell'uomo, ad una macchina. A questo punto io direi che ogni associazione o allegoria è possibile. Esoterismo, occultismo, misticismo, ci aiutano ad allargare il nostro pensiero almeno quanto la scienza sana della fisica, dell'astrofisica, della matematica, ma mentre queste indagano le leggi del mondo esteriore, le prime illuminano le spelonche del nostro mondo interiore. Abbiamo cercato dio in una farneticante particella che schizza impazzita in un cinodromo costato miliardi di non-sappiamo-nemmeno-quale-genere di moneta, mentre echi oscuri, concretamente misteriosi, ci appaiono quando il nostro sguardo è velato e il nostro cuore traballa infelice sul crinale della follia. Dove sono adesso? Dove sarò tra cent'anni? Fin dove arriva la competenza della mia vita? Andrà oltre la mia sussistenza organica? Quasi sicuro di no, ma perché dentro di me, allora, s'aggira qualcosa di così protocosmico, che sento di poter spappolare il sole con la sola forza del mio sopracciglio?

Plume è un passaggio segreto, dentro la catacomba del nostro cuore si apre un campo oscuro e impenetrabile, dove scroscia ancora furente il Diluvio Universale. Se mandiamo colombe torneranno cornacchie. Se cerchiamo ramoscelli d'ulivo troveremo filo spinato. Dove l'uomo, inteso come creatura civile, evoluta e pensante, è ancora un essere implume. 
Marco Taddei